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Allergie ed intolleranze alimentari nei bambini: Sintomi e Diagnosi

I casi di intolleranze e allergie alimentari tra i bambini sono sempre più diffusi.

E' importante per questo dare la giusta rilevanza ai sintomi e conoscere i test necessari per la diagnosi.

Prima di tutto bisogna fare chiarezza sulle differenze tra allergie e intolleranze

Cercando di semplificare, la differenza sta nel coinvolgimento o meno del sistema immunitario.

L'allergia alimentare è una reazione avversa del sistema immunitario a contatto con un allergene (più precisamente ad una proteine contenuto in esso) e si dice per questo immunoimmediata

L'allergene viene visto dal sistema immunitario come un elemento estraneo e per questo possibilmente dannoso. Si scatena una reazione spropositata con danni più o meno gravi per l'organismo.

I sintomi dell'allergia

I sintomi sono immediati all'ingestione e possono essere a livello cutaneo (dermatite), bronchiale (asma) a livello di glottide (con pericolo soffocamento), fino al sintomo più pericoloso a livello cardiorespiratorio che è lo shock anafilattico.

Le allergie alimentari sono più comuni nei primi tre anni di vita del bambino. La maggior parte degli alimenti allergizzanti, sono latte vaccino, uovo, soia, grano, arachidi, noci e frutta a guscio, pesce e molluschi.

Come vengono diagnosticate le allergie?

  • Con il test in vivo o Prick test, che consiste nel mettere un estratto dell’alimento a contatto con la cute del bambino, pungendo delicatamente la pelle si osserverà se a distanza di alcuni minuti si ha una reazione cutanea nel punto in questione

  • con il test in vitro o RAST test, che dosa le IgE specifiche verso l’alimento in toto o verso le singole proteine che compongono l’alimento.

Ma questi test non sempre sono risolutivi ( un valore positivo non sempre è indice di allergia in atto), essi aiutano insieme alla storia clinica del bambino (i sintomi che la mamma ricorda) e all'esame obiettivo, a sospettare di un allergia. La prova definitiva viene data dalla dieta ad eliminazione dell'alimento.

Con la dieta ad eliminazione si elimina dalla dieta per due o tre settimane l'alimento “sotto accusa” se i sintomi persistono si esclude l'allergia a quell'alimento. Se i sintomi sono scomparsi o ridotti, si introduce in ambiente ospedaliero quel determinato alimento (test di scatenamento) se i sintomi ricompaiono si ha la certezza dell'allergia alimentare.

L'unica cura è escludere l'alimento dalla dieta, integrando le sostanze nutritive che vengono meno. La dieta ad esclusione deve essere prescritta esclusivamente dal pediatra allergologo.

Tendenzialmente nel 90% dei casi si ha una spontanea risoluzione dopo il terzo anno di vita.

Se così non avviene dopo il sesto anno di vita si può procedere ad percorso di desensibilizzazione.

In centri specializzati si introducono dosi minime di alimento allergizzante scadenzandolo nel tempo, fino a raggiungere livelli di tolleranza. Si assicura in questa maniera che in caso di ingestione involontaria dell'alimento, l'organismo sia in grado di superare brillantemente la fase critica

Nelle intolleranza il sistema immunitario non viene coinvolto.

L'intolleranza può dipendere da diverse motivazioni.

  1. Di tipo enzimatica. L'organismo può avere un deficit di enzimi che aiutano la digestione di determinati cibi (ad esempio nell'intolleranza al lattosio)

  2. di tipo tossico. (avvelenamento da funghi)

  3. di tipo farmacologico (i solfiti del vino che possono provocare diarrea e cefalea)

Le intolleranze si limitano a dare effetti fastidiosi, molto spesso a carico del sistema digerente come dolori addominali, diarrea, stipsi, flatulenza, gonfiore addominale, ma anche acne, astenia, cefalea. Non sono immediati ma insorgono nel tempo.

"Possiamo diventare intolleranti a quasi tutti i cibi se continuiamo a consumarli quotidianamente e per lungo tempo. I più comuni alimenti a cui diventiamo intolleranti sono: latte vaccino, latticini vaccini, frumento, carni rosse (manzo, suino), uova, mela, banana, kiwi, lattuga, pomodoro, caffè, lieviti, ecc. Per quanto riguarda i sintomi, invece, i più comuni si presentano sia a livello gastrointestinale: colite, (gonfiori addominali, diarrea, stipsi, aerofagia, flatulenza), gastrite (difficoltà digestive, eruttazioni, bruciori, reflussi acidi), che a livello extra intestinale: pelle (acne, dermatiti, eczemi, pruriti), apparato respiratorio (raffreddori, faringiti, otiti, bronchiti), apparato genito-urinario (cistiti, vaginiti), sistema nervoso (cefalee, emicranie), sistema osteoarticolare-muscolare (dolori articolari e muscolari), metabolico (obesità, cellulite), ecc". (cit.dottor Alessando Targhetta, medico omeopata specializzato in intolleranze alimentari su Greenme)

Come vengono diagnosticate le intolleranze?

L'operazione è sicuramente ben più difficile, ci sono in giro tanti test non riconosciuti in ambito medico. Tra le intolleranza che trovano un riconoscimento e certezza nella diagnosi vi sono intolleranze al glutine e lattosio.

L'intolleranza al glutine

è definita come “una condizione dell’intestino tenue causata da una complessa reazione immunologica provocata dal glutine”.

I sintomi tipici nei bambini sono i seguenti

1) Disturbi della crescita.

2) Calo dell’appetito.

3) Problemi nel prendere peso.

4) Diarrea cronica con possibili perdite di sangue.

5) Vomito.

6) Mal di pancia.

7) Gonfiori addominali.

8) Costipazione cronica.

9) Affaticamento.

10) Irritabilità.

vi è un test semplice per diagnosticarla consistente in un specifico esame del sangue.

L'intolleranza al lattosio

Si ha quando l'enzima chiamato lattasi responsabile della digestione del lattosio in un organismo si riduce totalmente o parzialmente, e per questi motivi l'organismo riesce a mal digerirlo.

I sintomi sono diarrea, distensione addominale e dolori addominali.

Il test che evidenzia questa intolleranza, è il Breath test al lattosio che implica una valutazione della quantità di idrogeno espirato dopo l'assunzione di una quantità nota di lattosio; il bambino assume lo zucchero e in tempi successivi respira in appositi sacchetti.

Il disagio per i bambini

Per dei bambini purtroppo essere affetti da questo tipo di patologie può causare loro frustrazione e il non poter mangiare gli alimenti che mangiano i loro coetanei può causare un senso di esclusione.

Ma ci sono tanti modi per non far “pesare” questa condizione al nostro bimbo vedremo in successivi articoli quali sono le regole basilari per rendere tutto più accettabile per noi e per loro.

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Autore dell'articolo: Giogiò

Nata a Taranto, ma risiedo in Sicilia. Sono dottore commercialista con titolo al momento nel cassetto, moglie e mamma a tempo pieno di Perla e Freddy. Coltivo la passione del web, della scrittura e della lettura. Continuo ad essere informata sul "Mondo fiscale" anche se non esercito.

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